Skip to content
YouthFootballDynamics YouthFootballDynamics

Dinamiche di allenamento nel calcio adolescenziale

YouthFootballDynamics
YouthFootballDynamics

Dinamiche di allenamento nel calcio adolescenziale

Costruire dal basso o costruire per sé?

youthfootballdynamics, Maggio 2, 2026Maggio 2, 2026

Affordances occluse, identità di gioco e autorappresentazione nel calcio giovanile italiano

La costruzione dal basso, soprattutto e di conseguenza nel panorama del calcio adolescenziale italiano, ha attraversato in meno di un decennio una trasformazione silenziosa ma profonda, passando da strategia tattica a marcatore culturale, da scelta metodologica a codice di riconoscimento all’interno di una comunità professionale che si organizza anche attraverso l’estetica del proprio lavoro, e questo passaggio è riconoscibile in mille situazioni concrete: nell’allenatore che corregge il giocatore ogni volta che calcia lungo durante una partita di categoria Under 13, nella riunione tecnica in cui la costruzione dal basso viene presentata come identità di gioco prima ancora di verificare se i giocatori disponibili abbiano le capacità percettive per sostenerla, nel modo in cui quella scelta viene comunicata ai genitori come segnale di un approccio moderno e ragionato, nella soddisfazione visibile di chi allena quando un’azione comincia dal basso e viene completata, indipendentemente da quanto quella sequenza abbia avuto senso rispetto alle condizioni effettive di quel momento di gioco, rispetto a quello che il campo offriva realmente in quell’istante a quei giocatori specifici.

Gibson (1979) descriveva le affordances come possibilità d’azione che l’ambiente offre a un organismo in relazione alle sue capacità percettivo-motorie, proprietà sempre relazionali e sempre dipendenti dall’accoppiamento tra il giocatore e il contesto specifico in cui si trova, mai proprietà astratte del campo considerato come spazio geometrico indipendente da chi lo abita, e questa distinzione cambia il ragionamento sulla costruzione dal basso in modo radicale, perché significa che quella strategia non è disponibile per tutti i giocatori in tutti i contesti, ma è disponibile quando il campo relazionale di quel giocatore, in quel momento, con quegli avversari e in quelle condizioni, offre realmente le linee corte come possibilità d’azione percettivamente accessibili. Football Idea ha documentato questo con precisione su una partita di Champions League: Neuer e Safonov, due tra i portieri tecnicamente più attrezzati d’Europa, hanno scelto il passaggio lungo per oltre l’85% dei palloni giocati in PSG-Bayern perché il pressing avversario aveva riscritto il loro spazio relazionale, rendendo le linee corte percettivamente inaccessibili e il lungo l’unica risposta ecologicamente disponibile (Football Idea, 2025), e quello che quel dato racconta non è un fallimento tattico ma una risposta onesta al campo, la risposta che il sistema percettivo-motorio di quei portieri produceva in relazione alle condizioni che quell’ambiente aveva generato in tempo reale.

Bernstein (1967), nel suo lavoro sulla coordinazione motoria e i gradi di libertà, descriveva la capacità del sistema nervoso di trovare soluzioni funzionali diverse per raggiungere lo stesso obiettivo come una proprietà fondamentale dei sistemi biologici complessi, e Seifert, Komar, Araújo e Davids (2016), riprendendo questo principio nel framework della degeneracy applicata agli sport, documentano come la molteplicità di soluzioni motorie disponibili per un compito sia un indicatore di adattabilità sistemica e non di incoerenza o imprecisione, il lungo di Neuer in quella partita non era il segnale di un sistema percettivo-motorio in difficoltà ma la manifestazione di un sistema altamente sofisticato che trovava la soluzione funzionale che le condizioni ambientali rendevano disponibile, che leggeva le affordances reali invece di eseguire un programma prestabilito indipendentemente da quello che il campo offriva, e questa capacità di rispondere alle condizioni reali invece di replicare pattern fissi è esattamente quello che l’approccio ecologico-dinamico considera come apprendimento motorio di qualità.

La categoria Under 13 ha caratteristiche ambientali, corporee e percettive che non hanno quasi nulla in comune con quelle in cui la costruzione dal basso è stata sviluppata e affinata come strategia di gioco, e questa precisazione riguarda le condizioni oggettive in cui quei sistemi percettivo-motori si trovano: la capacità di leggere le linee di passaggio corte sotto pressione, di sentire il momento in cui lo spazio si apre prima che si chiuda, di accoppiare percezione e azione con la velocità e la precisione che quella strategia richiede, si costruisce attraverso anni di esperienza in contesti che la richiedono davvero, in ambienti che rendono quella lettura necessaria per completare il compito, e in un portiere di undici anni quel sistema è ancora in piena fase di sintonizzazione, ancora impegnato a costruire le categorie percettive di base attraverso l’esposizione diretta a situazioni che le richiedono, attraverso il contatto reiterato con le informazioni che il gioco produce e che il suo sistema deve imparare a distinguere, selezionare e usare come guida per l’azione. Pinder, Davids, Renshaw e Araújo (2011), nel lavoro sul Representative Learning Design, documentano che la qualità dell’apprendimento motorio dipende dalla corrispondenza tra le informazioni percettive presenti nell’ambiente di pratica e quelle dell’ambiente di gara, perché è in quella corrispondenza che si costruisce il coupling funzionale tra percezione e azione, il legame operativo che permette al giocatore di rispondere in modo appropriato alle condizioni reali del gioco, e se un portiere Under 12 viene corretto sistematicamente ogni volta che risponde onestamente alle affordances che il suo campo offre, quello che si sta allenando non è la costruzione dal basso ma la capacità di ignorare le informazioni percettive reali in favore di un’istruzione verbale che descrive un campo diverso da quello che quel sistema sensoriale sta abitando.

La questione percettiva porta direttamente a una seconda questione che riguarda il contesto in cui quella correzione sistematica avviene e la funzione che serve, perché il campo di allenamento non è uno spazio neutro: è uno spazio sociale, osservato da genitori, valutato da dirigenti, confrontato con quello che si vede negli altri campi del settore giovanile, e in quel contesto la costruzione dal basso ha acquisito una valenza simbolica che va ben oltre la tattica, diventando il marcatore attraverso cui una certa idea di allenatore moderno e competente si rende visibile e riconoscibile agli osservatori adulti che circondano il campo, un segnale che dice qualcosa di preciso non ai giocatori ma a chi guarda: questo allenatore ha studiato, conosce il calcio di alto livello, sa quello che sta facendo. Williams e Davids (1998), nel loro lavoro sulla ricerca visiva e l’expertise nel calcio, avevano già documentato come la differenza tra giocatori esperti e non esperti non riguardasse la conoscenza dichiarativa delle situazioni di gioco ma la capacità di rilevare le informazioni percettive rilevanti nell’ambiente, una capacità che si costruisce attraverso l’esposizione a contesti che la richiedono e che degrada in modo proporzionale alla distanza tra le informazioni dell’ambiente di pratica e quelle dell’ambiente di gara, e questo dato rende ancora più precisa la conseguenza della correzione sistematica: non si sta aiutando il giocatore a costruire quella capacità, si sta rimuovendo dall’ambiente di pratica esattamente l’onestà percettiva che quella costruzione richiederebbe.

C’è però una domanda che rimane quasi sempre fuori dalla conversazione tecnica che riguarda chi quella scelta sta davvero servendo, perché la costruzione dal basso come marcatore culturale ha una funzione precisa all’interno della comunità professionale degli allenatori, segnala appartenenza a un gruppo che ha studiato, che conosce il calcio di livello superiore, che merita riconoscimento e credibilità agli occhi di dirigenti, genitori e colleghi, e questa funzione di segnalazione è comprensibile, ogni professionista costruisce la propria identità anche attraverso i codici riconoscibili del proprio campo, ma diventa un problema metodologico serio nel momento in cui la scelta di cosa proporre ai giocatori smette di essere orientata dalle capacità percettive reali di quei giocatori e inizia ad essere orientata dal bisogno di veicolare un’immagine di competenza, perché in quel momento i bambini di undici anni che abitano il campo smettono di essere il soggetto del lavoro e diventano il mezzo attraverso cui quel lavoro viene rappresentato, il materiale attraverso cui una certa idea di allenatore si rende visibile e credibile agli occhi degli adulti che osservano.

Chow, Davids, Button e Renshaw (2016) ricordano che la variabilità nell’apprendimento motorio non è rumore da eliminare attraverso la correzione sistematica ma informazione da esplorare come segnale dello stato del sistema, che le soluzioni non standard prodotte sotto pressione sono spesso la firma di un sistema percettivo-motorio che sta risolvendo problemi reali in modo funzionale, e che il compito dell’allenatore non è ridurre quella variabilità verso un pattern prescritto ma comprenderne la struttura per progettare ambienti che orientino il sistema verso soluzioni sempre più sofisticate attraverso la manipolazione dei vincoli, un portiere Under 12 che calcia lungo perché non percepisce linee corte disponibili sta rispondendo al campo che ha davanti con le risorse percettive che ha costruito fino a quel momento, e quella risposta contiene informazioni preziose sullo stato del suo sistema percettivo, sulle affordances che riesce a rilevare e su quelle che ancora non riesce a distinguere come disponibili, informazioni che la correzione sistematica cancella invece di usare come punto di partenza per una progressione metodologica coerente con lo stato reale di quel giocatore in quella fase del suo sviluppo.

Davids, Araújo e Renshaw (2006) descrivono il compito dell’allenatore come la progettazione di ambienti che rendano disponibili le soluzioni appropriate per quel gruppo di giocatori, in quel contesto, in quella fase del loro sviluppo, manipolando vincoli per orientare la ricerca percettiva verso affordances funzionali al contesto reale, senza prescrivere pattern che appartengono ad ambienti diversi da quello che i giocatori stanno abitando, e questo principio ha una conseguenza diretta su come si guarda alla costruzione dal basso nel settore giovanile, perché significa che la domanda rilevante non è se i tuoi giocatori la stanno eseguendo come hai insegnato loro, ma se il campo che stai progettando offre realmente quelle affordances, se le condizioni ambientali che stai costruendo rendono la costruzione bassa la risposta percettivamente più accessibile per quei corpi specifici, in quella categoria specifica, con le capacità percettive che quei giocatori hanno costruito fino a quel momento, o se stai chiedendo loro di ignorare il campo che percepiscono per eseguire una strategia pensata per ambienti che non hanno ancora gli strumenti per leggere.

La domanda finale, quella che vale la pena portarsi nel prossimo allenamento, non riguarda i giocatori: riguarda l’allenatore. Quando correggi il giocatore che ha calciato lungo, stai intervenendo su un’informazione che il suo sistema percettivo-motorio ti sta dando sullo stato del suo sviluppo, o stai gestendo l’immagine che quel campo trasmette agli adulti che lo osservano? La risposta a quella domanda dice qualcosa di molto preciso su chi il tuo campo di allenamento sta davvero servendo.

FONTI UTILIZZATE

Gibson, J.J. (1979). The Ecological Approach to Visual Perception. Houghton Mifflin.

Bernstein, N.A. (1967). The Coordination and Regulation of Movements. Pergamon Press.

Seifert, L., Komar, J., Araújo, D., & Davids, K. (2016). Neurobiological degeneracy: A key property for functional adaptations of perception and action to constraints. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 69, 159–165.

Pinder, R.A., Davids, K., Renshaw, I., & Araújo, D. (2011). Representative Learning Design and Functionality of Research and Practice in Sport. Journal of Sport and Exercise Psychology, 33(1), 146–155.

Williams, A.M., & Davids, K. (1998). Visual search strategy, selective attention, and expertise in soccer. Research Quarterly for Exercise and Sport, 69(2), 111–128.

Davids, K., Araújo, D., & Renshaw, I. (2006). The constraints-based approach to motor learning in sport. In Hebestreit & Bar-Or (Eds.), The Young Athlete. Blackwell.

Chow, J.Y., Davids, K., Button, C., & Renshaw, I. (2016). Nonlinear Pedagogy in Skill Acquisition. Routledge.

Football Idea (2025). PSG–Bayern: costruzione dal basso. La sofisticazione del pressing ha riscritto le affordances del gioco.

FacebookXPinterest
Uncategorized

Navigazione articoli

Previous post
Next post

Related Posts

Uncategorized

Prima della palla, la Scansione pre-ricezione

Aprile 17, 2026

Ciao mister, ti sarà sicuramente capitato di vedere durante gli allenamenti e le partite il momento in cui un tuo giocatore aspetta la palla, la riceve, si guarda intorno rendendosi conto che e in quel lasso di tempo che ha impiegato a costruire un’immagine del campo, quello stesso campo è…

Read More
Uncategorized

Il pressing nel calcio giovanile: quando scalare i parametri non basta.

Maggio 3, 2026Maggio 3, 2026

Ambiente relazionale, scaling lineare, affordances e sviluppo percettivo nel giocatore adolescente. Alla domenica mattina, sui campi con i miei U13, vedo continuamente situazioni affrontate in partita con strategie costruite in allenamento scalando semplicemente dei parametri, adultizzazioni che non reggono al contatto con il campo reale, e vedo gli stessi allenatori…

Read More
Uncategorized

Il campo ha due padroni.

Maggio 24, 2026Maggio 24, 2026

Quando le aspettative di chi guarda dal bordo del campo entrano nell’ambiente di pratica. Prima di entrare nel ragionamento vale la pena chiarire cosa intendiamo quando parliamo di vincoli bio-sociali, perché il termine descrive qualcosa che ogni allenatore e ogni genitore conosce per esperienza diretta, anche senza averlo mai chiamato…

Read More
©2026 YouthFootballDynamics | WordPress Theme by SuperbThemes

Apri un sito e guadagna con Altervista - Disclaimer - Segnala abuso