Affordances relazionali, percezione condivisa e progettazione dei vincoli nel calcio adolescenziale.
Pensate a come viene trasmesso tradizionalmente il movimento dello smarcamento: il taglio dietro la linea difensiva, l’apertura sul lato debole, il terzo uomo che aggira la pressione, ripetizioni infinite con correzioni altrettanto infinite con esempi 100% prescrittivi con cui la sessione sembra funzionare. In partita però si fermano ad aspettare la palla invece di creare la condizione per riceverla, oppure si spostano nella direzione sbagliata rispetto a dove sta andando il compagno con palla o magari arrivano col timing errato o nel posto giusto ma nel momento in cui quella posizione ha più “valore”.
Ecco, questa distanza tra quello che si allena e quello che si vede in gara non è casuale, e non è risolvibile aumentando la qualità della spiegazione o la quantità delle ripetizioni. Ha una causa precisa, che l’approccio ecologico-dinamico identifica con chiarezza: lo smarcamento non è un gesto individuale con una forma corretta da replicare. È un fenomeno relazionale che emerge dalla percezione reciproca tra chi ha palla e chi si muove senza palla, mediata in tempo reale dalle posizioni degli avversari, dagli spazi disponibili, dalla pressione temporale del momento. Non si può insegnare quella percezione descrivendola. Si può costruire l’ambiente in cui quella percezione deve avvenire.
Nell’articolo sul feedback, pubblicato qualche settimana fa su YFD, avevamo visto come l’ambiente debba parlare prima della voce dell’allenatore e che un esercizio ben progettato rende alcune soluzioni più stabili di altre senza che nessuno le prescriva verbalmente. Lo smarcamento è l’esempio più diretto e più visibile di questo principio, perché è esattamente il tipo di competenza che dipende dalla qualità delle informazioni percettive presenti nell’ambiente di pratica, che degrada in modo proporzionale alla distanza tra quelle informazioni e quelle della gara reale.
Silva, Garganta, Araújo e Davids (2013), nel loro lavoro sulle affordances condivise negli sport di squadra pubblicato su ScienceDirect, descrivono un concetto che è fondamentale per capire perché lo smarcamento tradizionale non funziona come metodo di insegnamento. Le affordances, le opportunità di azione che l’ambiente offre, non sono proprietà degli oggetti o degli spazi considerati in sé, ma emergono dalla relazione tra le capacità del giocatore e le condizioni dell’ambiente in quel momento. E in un contesto di gioco collettivo, esistono quello che i ricercatori chiamano shared affordances, affordances condivise: opportunità che nascono non dalla relazione tra un singolo giocatore e l’ambiente, ma dalla relazione tra più giocatori che si percepiscono reciprocamente e coordinano i propri movimenti in funzione di quella percezione.
Lo smarcamento efficace è esattamente un fenomeno di shared affordance. Il giocatore che si smarca percepisce lo spazio disponibile, ma percepisce anche dove sta guardando il compagno con palla, quale direzione sta per prendere, quale pressione sta subendo, e in funzione di tutto questo calibra il timing e la direzione del proprio movimento. Il compagno con palla, simultaneamente, percepisce il movimento del giocatore senza palla, legge il suo posizionamento rispetto agli avversari, e calibra il momento del passaggio su quella lettura. Nessuno dei due sta eseguendo un programma memorizzato. Stanno co-adattando i propri movimenti attraverso un ciclo continuo di percezione reciproca.
Bergmann e colleghi (2021), in una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Psychology su acquisizione di abilità percettivo-motorie e percettivo-cognitive nel calcio, documentano con evidenza empirica quello che l’approccio ecologico-dinamico sostiene sul piano teorico: i compiti a basso livello decisionale, quelli in cui il giocatore esegue movimenti prestabiliti in condizioni controllate, producono frequenze di azioni elevate durante la pratica ma scarso trasferimento alla prestazione reale, perché la dipendenza contestuale è bassa. I compiti ad alto livello decisionale, quelli in cui l’ambiente contiene le stesse informazioni percettive della gara, producono prestazione più bassa durante la pratica ma transfer significativamente superiore, perché il coupling tra percezione e azione viene costruito nelle stesse condizioni in cui dovrà poi funzionare.
Questo dato ha una conseguenza diretta sul modo in cui si progetta un esercizio sullo smarcamento per una categoria U12-U13. In quella fascia d’età il sistema percettivo è ancora in piena fase di sintonizzazione, nel senso che la capacità di rilevare le variabili informative rilevanti per lo smarcamento, il movimento degli avversari, la posizione del compagno con palla, la relazione tra lo spazio disponibile e il tempo per raggiungerlo, si sta costruendo proprio attraverso l’esperienza in contesti che la richiedono. Spiegare lo smarcamento in quella fase significa dare al giocatore una mappa verbale di un territorio che può imparare a conoscere solo abitandolo. La mappa può essere utile come punto di riferimento orientativo, ma non sostituisce l’esperienza diretta di navigare quel territorio in condizioni che cambiano continuamente.
Il Constraints-Led Approach, nella sua applicazione al progetto degli esercizi, risponde a questo problema con una domanda molto precisa: quale vincolo rende visibile al giocatore, attraverso le conseguenze naturali delle proprie azioni, la soluzione che voglio che emerga? Nel caso dello smarcamento, il vincolo più potente è quello che rende alcune traiettorie di movimento più redditizie di altre senza che nessuno le descriva: uno spazio che si apre solo se il giocatore senza palla si muove nel momento giusto, una regola che premia il passaggio in aree specifiche del campo, una condizione che rende strutturalmente vantaggioso il terzo uomo rispetto alla soluzione diretta.
Un elemento che emerge con chiarezza dalla letteratura sulle affordances condivise è che il timing dello smarcamento, ovvero il momento in cui il giocatore senza palla inizia il proprio movimento rispetto al momento in cui il compagno con palla è pronto a trasmettere, è la variabile percettiva più difficile da costruire e quella che si degrada più rapidamente quando l’esercizio è decontestualizzato. Nell’articolo sulla scansione pre-ricezione, pubblicato in precedenza su YFD, avevamo visto che il giocatore che scansiona l’ambiente prima di ricevere palla costruisce anticipazioni percettive che rendono la sua decisione più rapida e più accurata. Lo smarcamento è il correlato motorio di quella scansione: è il giocatore senza palla che, percependo l’ambiente e il compagno con palla, anticipa il momento in cui quello spazio sarà disponibile e si muove per abitarlo prima che si chiuda. Quella anticipazione non si allena dicendo al giocatore di muoversi prima. Si allena costruendo un ambiente in cui la palla arriva solo se il movimento è stato fatto nel momento giusto.
Araújo e Davids (2016), nel loro lavoro sulla decisione collettiva negli sport di squadra, descrivono come i pattern comportamentali collettivi emergano dalla coordinazione di giocatori che si percepiscono reciprocamente e adattano i propri movimenti in funzione di quella percezione, formando quelle che i ricercatori chiamano sinergie interpersonali: configurazioni dinamiche in cui i gradi di libertà di ciascun giocatore sono accoppiati con quelli degli altri, permettendo una co-regolazione continua. Il terzo uomo, ovvero la ricerca di una soluzione che aggira la pressione attraverso un giocatore che si smarca fuori dalla linea di pressione avversaria, è esattamente un fenomeno di sinergia interpersonale: richiede che tre giocatori si percepiscano reciprocamente e coordinino le proprie azioni in un intervallo di tempo molto breve, senza che nessuno abbia pianificato in anticipo quella sequenza specifica.
La conseguenza pedagogica di questa lettura è che un esercizio sul terzo uomo funziona, in termini di apprendimento reale, nella misura in cui il vincolo che introduce rende quella coordinazione percettiva necessaria per raggiungere l’obiettivo del compito. Se il vincolo è puramente regolativo, ovvero obbliga i giocatori a cercare il terzo uomo senza creare le condizioni ambientali in cui quella ricerca è percettivamente motivata, si ottiene compliance procedurale ma non sviluppo percettivo. Se il vincolo è ambientale nel senso ecologico del termine, ovvero rende lo spazio del terzo uomo l’affordance più saliente della situazione attraverso la struttura stessa del campo e delle regole, si costruisce quella sintonizzazione percettiva che la gara poi richiede.
Tutto quello che abbiamo costruito finora negli articoli YFD, dal concetto di degeneracy bernsteiniana alla scansione pre-ricezione, dal Representative Learning Design al ruolo del feedback come vincolo implicito, converge su questo punto: l’obiettivo dell’allenamento non è trasmettere soluzioni, ma costruire ambienti in cui le soluzioni emergono dalla percezione. Lo smarcamento è il banco di prova più immediato di questo principio, perché è il comportamento tattico in cui il divario tra insegnamento prescrittivo e apprendimento ecologico è più visibile in partita, e in cui la progettazione del vincolo giusto produce i risultati più riconoscibili anche per un osservatore non esperto.
L’esercitazione che accompagna questo articolo è costruita esattamente su questi principi: un 5v5 con quattro porte piccole sui lati corti del campo, in cui il vincolo dell’attacco al lato debole rende la ricerca del terzo uomo la soluzione più vantaggiosa senza che nessuno la prescriva, e in cui la riduzione dei tocchi disponibili aumenta la pressione percettiva sul portatore, costringendo una lettura anticipatoria dell’ambiente che la gara reale richiede continuamente. Il template completo con la descrizione dei vincoli, delle variabili percettive che l’esercizio sviluppa e della variante avanzata è nel contenuto separato che trovi pubblicato insieme a questo articolo.
La domanda che rimane, e che vale la pena portarsi nell’allenamento della prossima settimana, riguarda gli esercizi sullo smarcamento che proponi ai tuoi giocatori: in quegli esercizi lo spazio giusto emerge dalla lettura dell’ambiente, o è già deciso prima che il giocatore lo percepisca? Se è già deciso, stai allenando l’esecuzione di uno scenario. Se emerge dalla percezione, stai allenando la capacità di leggere un gioco che non si ripete mai nello stesso modo.
FONTI UTILIZZATE
Silva, P., Garganta, J., Araújo, D., Davids, K., & Aguiar, P. (2013). Shared knowledge or shared affordances? Insights from an ecological dynamics approach to team coordination in sports. Sports Medicine, 43(9), 765–772.
Araújo, D., & Davids, K. (2016). Team synergies in sport: Theory and measures. Frontiers in Psychology, 7, 1449.
Bergmann, F., Gray, R., Wachsmuth, S., & Höner, O. (2021). Perceptual-Motor and Perceptual-Cognitive Skill Acquisition in Soccer: A Systematic Review on the Influence of Practice Design and Coaching Behavior. Frontiers in Psychology, 12, 772201.
Pinder, R.A., Davids, K., Renshaw, I., & Araújo, D. (2011). Representative Learning Design and Functionality of Research and Practice in Sport. Journal of Sport and Exercise Psychology, 33(1), 146–155.
Gibson, J.J. (1979). The Ecological Approach to Visual Perception. Boston: Houghton Mifflin.
Davids, K., Button, C., & Bennett, S. (2008). Dynamics of Skill Acquisition: A Constraints-Led Approach. Champaign: Human Kinetics.
Araújo, D., Davids, K., & Hristovski, R. (2006). The ecological dynamics of decision making in sport. Psychology of Sport and Exercise, 7(6), 653–676.


